L’importanza nel variare l’allenamento

Molti Tecnici, allenatori, trainer,  non sostituiscono quasi mai gli esercizi, ma di scheda in scheda cambiano i protocolli di lavoro.
È uno sbaglio gravissimo, spesso e volentieri gli atleti hanno voglia di cambiare gli esercizi, e soprattutto visto che spesso su  un dato movimento si raggiunge uno stallo di incremento di carico, risulta inutile accanirsi ulteriormente.
 
Quando ciò avviene è  ovvio e logico cambiare gli esercizi,  quando l’esercizio porta ripetutamente allo stallo, quando eseguendo quel movimento si progredisce lentamente nel gruppo muscolare di interesse, quando l’esercizio procura fasti delle articolazioni, quando è possibile  sostituire questo movimento con uno eseguibile ad un macchinario a leveraggio, o con una variante, dato che per alcuni gruppi  esistono due movimenti fondamentali, in questo caso è possibile scegliere quella più confortevole e divertente.
 
L’allenamento è prima di tutto divertimento, se si ha dolore è palesemente sbagliato andare avanti, ma lo è pure se non ci si diverte, o se peggio a via di sbattere contro il muro del plateau si perde la stima e la voglia a sfidarsi.
 
Certe volte basta passare ai manubri, o inserire un complementare per ritrovare il piacere di dargli sotto.
 
Una regola fondamentale per avere successo nel body-building è sperimentare vari sistemi e programmi di allenamento, fino a trovare quello che funziona meglio, ed è proprio per questo motivo che tutti bodybuilder di successo da Bill Pearl a Frank Zane tengono da sempre dei diari di allenamento durante tutta la loro carriera, ciò permise loro di capire cosa funzionava.
Non bisogna però esagerare,  ci sono alcune regole non scritte, per esempio variare costantemente per capriccio non è corretto, è vero che molti allenatori dicono che ad un certo punto il muscolo finisce per adattarsi al tipo di movimento e non risponde più,  ed a quel punto è importante variare stimolo, però è anche vero che coscientemente parlando i muscoli possono contrarsi solo in modi specifici. Oltre ai motivi indicati negli articoli precedenti, diamo una ripassatina.
 
1° Spesso si fa l’errore di allenarsi per l’ipertrofia e poi per la, pensando che l’allenamento abbia incrementato la forza massima nella  fase precedente e che quindi si possa passare allo sviluppo dell’ipertrofia. Il problema con questi approcci è che le qualità per cui si era lavorato così duramente, in questo lasso di tempo iniziano a scomparire velocemente perché si sta concentrando su un’altra cosa.
2° I movimenti fondamentali vanno tenuti il più possibile costanti dato che aumentando  l’esposizione allo stimolo se ne apprende meglio lo schema motorio e  per imparare qualcosa di difficile è meglio “poco e spesso”  piuttosto che “molto e di rado”,  è lo stesso processo di quanto si memorizzano i ricordi, in sostanza si tratta di neurofisiologia. 
 
Tradotto in soldoni, fare petto con bilanciere o con manubri, sicuramente avrà un impatto mentale differente ma per il muscolo non è che cambi molto.
 
Al livello molecolare gli eventi che portano a guadagni di forza e massa sono identici per tutti, la forza della contrazione si basa sulla velocità con cui i neuroni che collegano il muscolo si attivano e dal numero effettivo delle fibre muscolari reclutate dalla contrazione, sappiamo inoltre che il corpo tende ad economizzare usando meno fibre possibili e che il reclutamento si verifica con un certo ordine a partire dalle fibre a contrazione lenta.
Quando la resistenza aumenta questo tipo di fibra comincia stancarsi e il cervello ne recluta ancora,  aggiungendo quelle più grosse e forti a contrazione veloce, è il modo migliore per reclutare direttamente le fibre di secondo tipo è quello di allenarsi in modo esplosivo con carichi importante e  usare carichi più pesanti. 

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